"Pescara non è Scampia e non è il Bronx: ritengo inaccettabile il quadro dipinto da Italia Oggi e dall'Università La Sapienza che, peraltro, non sappiamo neanche dove abbiano pescato i dati di rilevamento per poi trarre conclusioni che ritengo danneggino in modo grave l'immagine e l'economia della nostra città. Pescara non è una città di omicidi, rapine, truffe e violenze sessuali ma oggi è una città sicura e in crescita".
Le parole pronunciate nelle scorse ore dal sindaco di Pescara, Luigi Albore Mascia, nel commentare la classifica di Italia Oggi che ha visto precipitare la città abruzzese nella classifica della qualità della vita, sono una sintesi di luoghi comuni e pregiudizi intorno al quartiere a nord di Napoli, al punto da offendere i tanti cittadini onesti di Scampia.
Non è la prima volta che rappresentanti delle istituzioni di altre regioni chiamano in causa Scampia come simbolo in assoluto del degrado e del malaffare. Fin troppo facile rilasciare dichiarazioni per fare un distinguo della propria terra da quel quartiere di brutti, sporchi e cattivi, così come viene rappresentata Scampia negli ultimi anni.
Al pari della pizza e del mandolino per Napoli, nell’oleografia internazionale Scampia è droga e camorra. Gli oltre sessanta omicidi della faida, i continui maxiblitz, le immagini dei tossici che si bucano all’interno di strutture abbandonate o del grave degrado delle Vele, hanno fatto il giro del mondo costruendo nell’immaginario collettivo un’identità che sta sempre più stretta alla faccia pulita del quartiere.
Penso a chi ogni giorno fa fatica a sbarcare il lunario restando nell’ambito della legalità, ai preti o ai volontari di quelle associazioni impegnate al fianco dei più deboli, agli allievi dei centri sportivi, a chi ha trovato nella cultura un’alternativa alla strada, a presidi e insegnanti in prima linea nei progetti formativi, a chi, dopo una giornata di lavoro, torna a casa, e non si vergogna di essere di Scampia.
Non vogliamo negare le difficoltà presenti nel quartiere né le differenze con altre zone d’Italia, dove il tasso di vivibilità è molto più alto.
Vogliamo però indignarci, come bene ha fatto il presidente della VIII Municipalità Angelo Pisani che ha chiesto le scuse pubbliche del sindaco di Pescara, perché le affermazioni infangano il lavoro, spesso silenzioso, di chi crede ancora in un riscatto del quartiere.
Al tempo della faida ho accompagnato a Scampia due troupe televisive straniere, una francese e una svizzera. Gli inviati facevano fatica a credere alla media di un morto ammazzato al giorno, alla vergogna delle Vele, a spacciatori e consumatori alla luce del sole.
Si sono dovuti ricredere sulla gente di Scampia, dopo aver ascoltato storie di umanità dolente ma anche di grande dignità ed esempio.
Luca Saulino
04-01-2012 22:32:05
© RIPRODUZIONE RISERVATA



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Commenti
Mi spiace per cio' che ha detto
Spero di visitare Scampia un giorno
Quindi Sig.re Sindaco di Pescara si ricreda, ci chiedi scusi pubblicamente a tutti noi cittadini napoletani, e non faccia una brutta figura come a suo tempo fece il Sindaco di Alassio per la rimozione della Statua di Totò.
Al Sig.re Sindaco di Napoli De Magistris: faccia sentire forte ed alta la sua indignazione al Sig.re Sindaco di Alassio.
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